Salta al contenuto principale

Il Monumento al Partigiano

Partigiano

Dagli anni cinquanta il Monumento al Partigiano svetta con orgoglio in Piazzale della Pace a Parma, come omaggio alla resistenza e in memoria della lotta contro il nazifascismo. L'idea della sua costruzione nacque nel 1951 a opera delle Associazioni Partigiane. A capo del comitato promotore c'era Piero Campanini, ultimo presidente del CLN provinciale. A esso aderirono il capo dello stato Luigi Einaudi, il presidente del senato Enrico De Nicola, il presidente della Camera Giovanni Gronchi e il presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi. Anche l'amministrazione comunale e provinciale contribuirono alla sua installazione: era indispensabile narrare l’importanza del valore della libertà, e ricordare le vittime della lotta partigiana. Si scelse di farlo in una zona della città molto colpita dal conflitto e dove le ferite
della guerra erano ancora aperte.
Per la sua realizzazione fu bandito un concorso, che vinsero lo scultore Marino Mazzacurati e l'architetto Guglielmo Lusignoli. La giuria, composta da personalità di spicco del mondo della cultura e dalle amministrazioni locali, decise all'unanimità che solo quel progetto tra i 49 presentati “riuniva le qualità necessarie per poter essere eseguito in una zona centrale di una città di alta tradizione artistica come Parma”.
Il luogo deciso per la sua costruzione fu molto importante e di forte valore simbolico: sorge infatti nell’area antistante il Palazzo della Pilotta, nel cuore della città. È di fronte all'attuale palazzo della provincia e nel luogo in cui si trovava la statua di Vittorio Emanuele II, distrutta da una carica di tritolo la notte del 5 luglio 1946, un mese dopo il referendum che aveva sancito la vittoria repubblicana.
L’inaugurazione ufficiale avvenne il 30 giugno 1956, con una grande cerimonia e alla presenza del capo dello stato Giovanni Gronchi e di altre autorità dello stato, con la benedizione del vescovo Evasio Colli e alla presenza di decine di migliaia di persone.


L’opera è composta da due statue: la prima è la figura distesa di un partigiano morente. Ha i piedi scalzi, la camicia aperta sul petto e le mani legate dietro la schiena. Sullo sfondo, il muro della sua fucilazione, costruito coi mattoni di una casa distrutta dai bombardamenti del 1944. La seconda statua rappresenta invece un partigiano trionfante, ritto in piedi, armato di Sten. A fargli da piedistallo è una grande roccia di pietra di Sarnico. Nelle immagini dei due partigiani sono evidenziati perfettamente due momenti rappresentativi della Resistenza: la lotta e il martirio.

Nel novembre del 1961 la statua del partigiano disteso subì un danneggiamento doloso, operato tramite una bomba a orologeria. Il fianco era squarciato, il braccio sinistro spezzato e quello destro compromesso. L’intero monumento fu sollevato dal suolo e scardinato dall'esplosione. L'indignazione generale fu massima. Il presidente della Repubblica Gronchi e l’Anpi offrirono 10 milioni di lire di ricompensa a chi avesse trovato i responsabili. Dopo circa un mese fu arrestato Ettore Napoli, liceale di 18 anni, studente del Maria Luigia, che mesi prima era stato espulso dal Movimento Sociale Italiano per "indegnità". 


Appena seppe dell’attentato, l'architetto Lusignoli si recò immediatamente sul posto per valutare i danni. Mazzacurati arrivò da Roma poco dopo. Verificata l'impossibilità di riparare il bronzo, lo scultore si offrì di rifondere a sue spese l'opera sul calco originale, ancora esistente presso il suo studio di Bologna. "Propongo di lasciare la statua per ora così com'è - aveva aggiunto Mazzacurati - con un cartello
che denunci la viltà degli attentatori".
Solo il 31 ottobre del 1968, la statua del partigiano restaurata venne infine collocata nel Cimitero della Villetta, nell'atrio di collegamento fra la Galleria Nord e il Campo Nord, al cospetto dei Caduti partigiani della II Guerra Mondiale.