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L'Apologia di fascismo, cos'è e quando si applica - Parte 1

neofascisti a roma

Lucca Comics and Games, uno degli eventi più significativi per gli appassionati di fumetti e non solo, quest’anno ha assistito ad un accadimento che ha fatto scalpore: alcuni ragazzi si sono presentati per le vie della città vestiti da nazisti, completi di tutti i dettagli, inclusi un carro armato finto, svastiche sulle maniche delle giacche e bandiere raffiguranti la croce celtica. Alcuni passanti hanno manifestato la loro disapprovazione per il comportamento dei giovani, affermando che “Il nazismo non è un gioco. Questa è apologia del nazismo, che è vietata”. La Questura di Lucca ha avviato un’indagine, al fine di chiarire se sia stato effettivamente commesso un reato; la conclusione dell’indagine ha stabilito, in seguito, che l’episodio non ha integrato gli estremi del reato di apologia del fascismo. Molti di noi, a questa soluzione adottata dalle forze dell’ordine risponderebbero affermando che il nazismo, come il fascismo, è assolutamente un reato, nel nostro ordinamento. Ma occorrono alcuni chiarimenti.

Lucca comics nazisti
Sopra: Foto raffiguranti gli eventi avvenuti durante il Lucca Comics 2019.

 

Innanzitutto, dove viene previsto il reato in questione? La norma cui dobbiamo fare riferimento è la Legge Scelba (n. 645 del 1952), norma di attuazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione. Si tratta della prima legge che, in Italia, punisce l’apologia del fascismo (art. 4) e la ricostituzione del disciolto partito fascista (art. 1).

Cosa intende la Legge Scelba quando parla di “apologia del fascismo”? Il testo recita: “Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità indicate nell'articolo 1 (riorganizzazione del disciolto partito fascista) è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa”.

La prima sentenza inerente questa legge, la numero 1 del 1957 della Corte Costituzionale, arrivò a seguito del caso di alcuni esponenti del Movimento Sociale Italiano (MSI), composto soprattutto da reduci del regime. Infatti, il Tribunale adito in questo caso aveva rimandato la questione alla Corte Costituzionale (ciò avviene quando vi è un dubbio circa la costituzionalità di una norma, in questo caso si trattava dell’articolo 4 della Legge Scelba, presunto in contrasto con l’articolo 21 della Costituzione, che tutela la libertà di manifestazione del pensiero), che ha chiarito il significato vero e proprio della legge Scelba;

Il leader del MSI Giorgio Almirante durante un comizio a Milano (ANSA/OLDPIX)
Sopra: Il leader del MSI Giorgio Almirante durante un comizio a Milano (ANSA/OLDPIX).

 

Secondo la Corte Costituzionale, l’apologia del fascismo come reato si può avere solo, in base all’art. 4 della Legge Scelba, quando si abbia un’esaltazione dell’ideologia fascista tale da poter portare alla ricostituzione del partito; l’apologia quindi non è punita in quanto tale, ma in relazione al pericolo di riorganizzazione del partito, come punita dalla stessa legge; in effetti, lo stesso scopo della legge Scelba (impedire la rinascita del partito fascista) chiarisce questa scelta di limitare l’ambito di punibilità dell’apologia.

Un’altra importante sentenza sul tema è la n. 74 del 1958, che ci fa capire ancora meglio la difficoltà di applicazione della norma e quindi anche i dubbi che si possono profilare circa la punibilità di certi fatti.

La Consulta ricorda infatti che, anche se leggendo la Legge e interpretandola in senso letterale, limitandosi cioè al suo primo significato, si potrebbe pensare che sia punibile qualsiasi comportamento, gesto, che ricordi il partito fascista o i suoi esponenti, questo contrasta con lo scopo perseguito dalla norma e dai costituenti che hanno indicato questa esigenza nella disposizione cui si dà attuazione. Infatti, l’idea dei costituenti era quella di evitare il pericolo che si potesse ripetere la formazione del partito fascista, e perciò soltanto quei comportamenti che possono costituire un concreto pericolo in questo senso, possono essere puniti.

Questo limita fortemente l’ambito di applicazione della norma. Infatti, si tratta di una compressione della libertà di manifestazione del pensiero, tutelata dall’articolo 21 della Costituzione. Proprio per questo, è dato il compito al giudice che deve pronunciarsi sul caso concreto di valutare se la norma vada applicata, o meno. In particolare, la Consulta afferma, nella sopracitata sentenza, che la possibilità di comprimere la libertà di manifestazione del pensiero si può avere solo quando si abbia un concreto pericolo per l’ordinamento democratico. La sussistenza del pericolo concreto deve essere quindi valutata dal giudice, facoltà interpretata dalla Corte di Cassazione in due modi diversi: considerando le manifestazioni fasciste in senso pubblico, ovvero sanzionando la raccolta di adesioni e consensi diretti alla ricostruzione del partito, oppure dando priorità all’art. 21, non punendo le manifestazioni pubbliche di stampo commemorativo.

marcia su Roma Predappio 2019
Sopra: Predappio, 2019. Un corteo di rievocazione della Marcia su Roma sfila verso il mausoleo di Mussolini.

 

Tutto questo riflette l’assetto generale del nostro ordinamento e sistema: l’Italia è uno Stato pluralista e garantista, che si impegna a tutelare i cittadini contro qualsiasi repressione della loro libertà di manifestare un pensiero, anche politico. Siamo quindi in un sistema che non può assecondare facili limitazioni di questa libertà, e in particolare non può negare la legittimazione a pensieri diversi da quelli prevalenti, anche se riprendono movimenti repulsi all’interno della Costituzione, come il fascismo. Sulla base di tutto ciò, perché si possa avere punibilità dell’apologia del fascismo, è necessario che si ponga un pericolo concreto per l’ordinamento democratico, il che costituisce un interesse pubblicistico ritenuto prevalente rispetto alla tutela della libertà di manifestazione del pensiero.

Insomma, parlare di fascismo in termini positivi, o addirittura, come nell’ipotesi verificatasi di recente a Lucca, sfilare con abiti nazisti o fascisti non costituisce reato ai sensi della Legge Scelba, né di quella Mancino, a meno che il giudice del caso non ritenga che sia in atto un tentativo concretamente idoneo a ricostruire il partito fascista, nella sua originaria conformazione. Infatti, anche i partiti neofascisti (come CasaPound) non vengono ritenuti in contrasto con la normativa in questione, a patto che non perseguano gli stessi scopi antidemocratici (che porrebbero quindi in pericolo il sistema costituzionale) di quello “originale”. Usare la parola “fascismo” all’interno del nome del partito, quindi, non viene ritenuto sufficiente.

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Di questo ulteriore spunto problematico ne pariamo nella Parte 2 di questo articolo!