13.06.2026 – Assemblea Comitato Provinciale

Nicola Maestri Presidente Comitato Provinciale Parma

Benvenuti a tutte e tutti a questo CP che ha luogo a più di quattro mesi dall’ultimo tenutosi a fine gennaio scorso. Nel mezzo la lunga parentesi della campagna  referendaria che ci ha visto attivamente partecipi e per nostra parte artefici di una vittoria collettiva fondamentale per la tenuta dei cardini fondativi della nostra Repubblica. A questo proposito, prendendo spunto dal documento della segreteria nazionale sul progetto di riforma della legge elettorale, raccolgo l’invito giunto dalla segreteria nazionale. Per contrastare questa proposta di legge elettorale del Governo è necessaria una vasta campagna informativa che permetta l’apertura di un dibattito serio nel Paese; per questo motivo la Segreteria dell’ANPI invita tutti i comitati provinciali a riprendere contatti con le associazioni e le forze politiche che hanno dato vita ai Comitati territoriali per il “NO al referendum sulla magistratura”, in modo da costruire una nuova mobilitazione a difesa dei princìpi costituzionali. Se da un lato è legittimo discutere e trovare strumenti che favoriscano governi più stabili, dall’altro l’ANPI ritiene che la legge elettorale debba salvaguardare l’uguaglianza del voto e garantire che il pluralismo e la rappresentanza delle minoranze sociali e politiche non siano alterate da premi di maggioranza. [...]

continua

[...] Le critiche mosse dall’ANPI si collocano in questo orizzonte: difendere l’impianto antifascista e parlamentare della Costituzione, preservando i diritti politici dei cittadini e le libertà democratiche, e in questo modo garantire l’esercizio della sovranità popolare sancita dall’art.1 della Carta Costituzionale. Vuol dire che dal 26 giugno prossimo, quando questa ennesima truffa approderà all'aula della Camera, toccherà riempire piazze, teatri, mercati, mail e catene di passa parola, per spiegare i pericoli dell'aggressione all'uguaglianza del voto. Bisognerà, a una a una, bussare alle porte di quei quattordici e mezzo di milioni di No al referendum costituzionale sulla giustizia per dire che è di nuovo tempo di uscire di casa. Perché l'alternativa non sarebbe perdere un'elezione, ma il diritto a essere cittadini e non sudditi di un potere senza vincoli e pudori. Quindi, muoviamoci prima che si faccia tardi. Prima di passare al lungo elenco dei punti all’Odg che sono in larga maggioranza squisitamente tecnici, indubbiamente importanti ma in alcuni casi semplici formalità, credo che dal punto di vista politico sia necessario, visto che non si sottolinea mai a sufficienza, che quest’anno celebriamo non solo l’ottantesimo del referendum tra Repubblica e monarchia che ha sancito il nuovo assetto democratico e repubblicano, ma anche gli ottant’anni del voto alle donne. Per questo è fondamentale ricordare ciò che le donne fecero negli anni tra il 1943 e il 1945. Quella che in maniera poetica e in alcuni casi sbrigativa viene definita la metà del cielo, di fatto fece intera la lotta di Resistenza. In quegli anni scegliere la lotta partigiana fu per molte donne un atto di ribellione profonda, il primo passo verso una consapevolezza politica intesa in senso lato. Non si trattò semplicemente di una reazione agli eventi bellici, ma di un’opzione esistenziale rischiosa, intrapresa in aperta contrapposizione ai canoni tradizionali imposti dal ventennio fascista e da una società fortemente patriarcale. Per due decenni, infatti, il regime aveva tentato di confinare la figura femminile in una dimensione meramente domestica, riducendola a simulacro di “angelo del focolare” e fattrice della nazione. L’adesione alla causa della Liberazione scardinò questo stereotipo, trasformando il privato in pubblico e la subordinazione in una consapevole scelta civile. Chi non ricorda i GDD, i gruppi di difesa della donna. É un buon esercizio della memoria riportare qui oggi il contributo delle donne italiane alla lotta antifascista durante il ventennio della dittatura e nella guerra di Liberazione. Dal 1922 al 1943 migliaia di donne furono arrestate e imprigionate per attività contro il fascismo e per la libertà: 124 donne furono condannate dal Tribunale Speciale a diversi anni di carcere, 49 donne furono condannate da Tribunali Ordinari per attività antifascista, mentre 119 furono inviate al confino. Dall’8 settembre del 1943 al 25 aprile 1945 le donne organizzate nei gruppi di difesa della donna furono 70000, le partigiane combattenti 35000. Le Comandanti e Commissarie di formazioni partigiane e di squadre di azioni patriottiche furono 512, quelle fucilate o cadute in combattimento 623. Donne deportate nei campi nazisti 2750. Quelle arrestate, torturate, condannate durante il periodo della Resistenza furono 4635. Donne decorate di Medaglia d’Oro al valor militare 19 (di cui 12 alla memoria). 52 le medaglie d’argento e 15 le donne decorate con la stella d’oro dal Comando delle Brigate Garibaldi. Ma nel riconoscere il ruolo femminile nella lotta di Liberazione, troppe sono state le zone grigie, troppe le omissioni, troppi i ritardi e diverse le forme di opposizione. La ricerca ha impiegato decenni per codificare l’impegno femminile come una componente strutturale autonoma della lotta e tale indugio ha purtroppo condotto alla dispersione di un vasto patrimonio di biografie, di testimonianze dirette e di fonti primarie. Dagli anni Novanta, fino ai nostri giorni, il superamento di una visione univoca e il desiderio di approfondimento ha consentito di leggere quegli anni come un intreccio molto più complesso, disciplinato e strutturato, immerso in una guerra totale, nelle “tre guerre”, come definite dallo storico Claudio Pavone, -civile, di liberazione e di classe- restituendo dignità a ogni nuova narrazione, necessaria per completare la scoperta o la riscoperta di innumerevoli percorsi umani. Proprio questa rilettura storiografica più recente ci permette di guardare a quel 1945 non come a una fine, ma come a un inizio anche se contraddittorio: il momento in cui l’impatto della presenza femminile nella Resistenza rese impossibile posticipare, almeno sul piano formale, il riconoscimento della cittadinanza politica. Fu infatti ottant’anni fa, nel 1946, a pace avvenuta, che le italiane votarono per la prima volta e la loro eredità non andò perduta: le 21 Madri costituenti elette in quell’anno portarono in aula quelle esigenze, traducendo negli articoli della Costituzione le istanze di un’uguaglianza formale e sostanziale che tutt’oggi va curata, protetta e tutelata.  Quindi grazie di cuore a voi donne che fate parte di ANPI del CP e avete scelto ora come allora da parte stare.  Per concludere tre brevi comunicazioni.  La prima riguarda la Festa Nazione ANPI che si terrà dal 18 al 22 giugno a Limena, in provincia di Padova. Cinque giorni al Pra’ del Donatore con un grande impegno comune: “Facciamo Resistenza”! Musica, dibattiti, incontri e tanti amici, per stare insieme e tenere vivi i valori dell’antifascismo, della democrazia, della pace, della Costituzione. Per cui chi potrà andare sarà il benvenuto.  Lo scorso 29 maggio io e Giulio Varacca abbiamo partecipato ai lavori dell’assemblea degli iscritti a Bardi, dove è stato eletto il nuovo Comitato di sezione in attesa del congresso del prossimo autunno. Per concludere una buona notizia, il prossimo 19 giugno in quel di Bedonia si andrà a costituire una nuova sezione ANPI territoriale, che prenderà il nome di sezione Alta Valtaro e che comprenderà i Comuni di Bedonia, Compiano e Tornolo. È stato un percorso lungo e per niente semplice, iniziato più di tre anni fa, ma abbiamo resistito, seminato e finalmente pare porteremo a casa i primi germogli. Sarà la trentunesima sezione territoriale, la famiglia antifascista si allarga in luoghi storici anche se alquanto ostici e conservatori. Il sentimento che ci muove è sempre quello legato ai valori fondativi della nostra Associazione: antifascismo, pace, tolleranza, impegno civile, entusiasmo e dedizione.


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23.05.2026 – Giovanni Falcone: il coraggio di osare

per ragioni legate ai tempi organizzativi dell'evento non è stato possibile portare il saluto del Comitato Provinciale di ANPI, supporter dell'iniziativa. Lo pubblichiamo comunque per intero

Nicola Maestri Presidente Comitato Provinciale Parma

È un onore essere qui oggi con tutte e tutti voi e avere l’opportunità di portare un saluto a nome di ANPI provinciale, soprattutto al cospetto di persone che hanno sofferto profondamente a causa della viltà mafiosa. Ero un giovane ragazzo quando nel 1985 a Pizzolungo, vicino a Trapani, la mafia tentò, senza riuscirci, di uccidere il magistrato Carlo Palermo causando la morte di Barbara Rizzo e dei suoi due figli gemelli di sei anni Giuseppe e Salvatore Asta, rispettivamente madre e fratellini di Margherita Asta, che oggi è qui con noi. Ero ancora più giovane quando nel gennaio del 1983 sempre nel trapanese, a Valderice, venne assassinato il magistrato Giangiacomo Ciaccio Montalto, di cui ricordo una significativa intervista mandata in onda anni fa, in cui il magistrato, con grande dignità e coraggio non faceva mistero della sua solitudine nel portare avanti la battaglia antimafia. Ho ricordi piuttosto nitidi di questi gravissimi fatti di sangue perpetrati dalla mafia nei confronti di persone che hanno combattuto, pagando con la propria vita, il fenomeno mafioso. E così Giovanni Falcone, che attraverso il suo esempio, ci ha insegnato che la comunicazione, quando è davvero libera, fa paura al potere, perché il potere teme chi rompe il racconto dominante. E oggi lo vediamo nella costruzione continua di nemici, nella polarizzazione trasformata in consenso, nella criminalizzazione del dissenso. Perché quando la paura diventa linguaggio politico, le mafie e il fascismo trovano spazio. La memoria non può e non deve essere soltanto liturgia: deve essere strumento di resistenza, assunzione di responsabilità, occasione di riflessione, partecipazione collettiva e anche di conflitto. Dentro questa idea di memoria c’è la centralità di una cultura e degli spazi condivisi che va preservata e rinnovata. [...]

continua

Davvero uno strano Paese il nostro, alla continua ricerca di eroi da idolatrare e fagocitare velocemente, tant’è che dopo aver eretto quel monumento all’eroe siamo subito pronti a dimenticarlo. Sempre rapidi e sagaci ad esaltare, poi succede come in questo caso, dove un autentico servitore dello Stato come Giuseppe Costanza, rimasto per lungo tempo in coma in seguito alla deflagrazione del tratto di autostrada A29 fatta saltare in aria dalla mafia con 500 chili di tritolo, venga dimenticato per insipienza, oppure scientemente, e fatto scivolare nell’oblio e non invitato per anni alle commemorazioni della strage di Capaci. Occorre cambiare approccio, serve davvero una rivoluzione culturale. Dobbiamo riappropriarci della capacità di indignarci che sembra essere stata smarrita. Dobbiamo pensare che la cultura possa ancora essere strumento di riscatto sociale, che creare spazi collettivi significhi contrastare la mentalità mafiosa, patriarcale e reazionaria dominante. L’imbarbarimento culturale che viviamo è anche una reazione calcolata di un potere che teme il pensiero critico, che teme chi possa essere ancora libero di scegliere. A questo governo, infatti, vogliamo dire che non bastano i proclami antimafia se non sono seguiti da comportamenti coerenti. Non basta parlare di legalità mentre si continuano a legittimare i sistemi di potere fondati sul privilegio, sulla corruzione, sulle relazioni con ambienti mafiosi. La vera antimafia sociale deve interrogare il potere ovunque produca sfruttamento, repressione, guerre e disuguaglianza. Viviamo in un mondo guidato da capi singolari, che agiscono come bulli, come Trump, come Netanyahu, che giocano alla guerra sulla pelle dell’umanità, con la complicità di paesi come il nostro, troppo timidi, troppo ambigui, troppo silenziosi e quindi complici. Perché l’antimafia a cui ci ispiriamo è quella di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino, di Peppino Impastato, quella di Pio La Torre, di Piersanti Mattarella, è quella di Carlo Palermo, di Giangiacomo Ciaccio Montalto, un’antimafia che parla di pace, antimilitarismo, giustizia sociale e diritti. Al centro, ancora una volta, ci devono essere i giovani: non destinatari di una “educazione dall’alto”, ma protagonisti del cambiamento contro i poteri oppressivi, fascisti e mafiosi. Non sono spettatori, sono già parte del conflitto sociale e politico del nostro tempo. Il nostro compito non è parlare per loro, ma creare spazi in cui possano parlare, agire e scegliere senza essere giudicati o delegittimati. Abbiamo noi bisogno di ascoltarli, di accompagnarli senza giudicarli. Abbiamo bisogno di giovani come quelli scesi in piazza contro il genocidio del popolo palestinese, giovani come quelli che continuano a difendere la Costituzione, i diritti, la dignità umana nonostante i continui tentativi di reprimere e criminalizzare il dissenso. E a noi di ANPI piace pensare che trasmettere la storia di Giovanni Falcone possa avere dato un contributo anche a questo, a costruire coscienza critica, senso di giustizia e solidarietà. In questo drammatico e angosciante giorno che ci riporta alla mente il martirio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, ci piace immaginarli moralmente accanto a chi salva vite in mare, a chi pratica solidarietà, a chi sceglie di esporsi invece di voltarsi dall’altra parte, a chi difende il Mediterraneo come spazio di incontro e non come enorme cimitero prodotto da politiche razziste e disumane. Mi piace infine pensare che la memoria di tutti questi magistrati, dei servitori dello Stato e di tutti i loro familiari, i cui segni della tragedia ma anche della dignità rimangono indelebili, che la loro totale dedizione a favore della legalità, la loro ricerca ostinata della verità e la cura verso i principi democratici, alberghi nelle coscienze di chi, pacatamente senza troppi proclami, porta avanti la propria esistenza nel segno della giustizia, del rispetto, della tolleranza, della solidarietà e con profondo senso del dovere. Parma, 23 maggio 2026, Auditorium Paganini Sala Pizzetti


falcone

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Il fazzoletto ANPI donato alla Provincia di Parma

Sfilerà con le storiche bandiere delle brigate partigiane, sorrette da studenti e studentesse, per l’iniziativa “Il futuro porta la storia” nella mattinata del 25 aprile

La consegna da parte di Nicola Maestri ad Alessandro Fadda

Un simbolo che sfilerà insieme alle storiche bandiere delle brigate partigiane, sorrette da studenti e studentesse, che attraversarono la città il giorno della Liberazione (il 9 maggio del 1945, a Parma) in occasione dell’iniziativa “Il futuro porta la storia” che, di fatto, aprirà le celebrazioni della giornata del 25 aprile in città nell’ambito delle iniziative organizzate dal Comune di Parma in collaborazione con associazioni ed enti, tra i quali la Provincia di Parma. 


Si partirà da Palazzo Giordani – la sede della Provincia in viale Martiri della Libertà 15, a Parma – alle 9. Le storiche bandiere delle brigate partigiane, custodite all’interno di sala Savani (il luogo in cui si svolgono i consigli provinciali), saranno portate dai ragazzi e dalle ragazze delle scuole superiori di Parma e provincia affiancate dal gonfalone dell’ente con la medaglia d’oro al merito civile ricevuta dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 13 aprile 2006. 


Le bandiere raggiungeranno piazzale Corridoni dove si terrà un concerto a cura di studenti e studentesse del liceo musicale Bertolucci. Subito dopo il corteo proseguirà per piazzale Santa Croce dove studenti e studentesse consegneranno le bandiere alle staffette. 


Novità di quest’anno sarà la presenza, ufficiale, anche del fazzoletto tricolore di Anpi consegnato dal presidente provinciale di Anpi Nicola Maestri al presidente della Provincia di Parma Alessandro Fadda. 


“Con un gesto simbolico quale la donazione del nostro fazzoletto alla Provinciadichiara Maestriribadiamo l’impegno antifascista di tutto il territorio della Provincia di Parma, medaglia d’oro al merito civile per la Resistenza. Ribadiamo il forte legame tra Anpi e Provincia nel segno dei valori della Resistenza”. 


“Sarà un onore il 25 aprile – aggiunge Fadda – portare con noi il fazzoletto donato da Anpi provinciale. Un ulteriore simbolo del nostro fermo impegno antifascista in una giornata che la Provincia di Parma intende condividere con tutti i cittadini e le cittadine, partendo proprio dai ragazzi e dalle ragazze: le giovani generazioni alle quali vogliamo trasmettere i valori della Resistenza che ci ha donato la Libertà”.


maestri e fadda

Ufficio stampa Provincia di Parma

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Comunicato – Comitato per il NO

ANPI provinciale ETS, ANPPIA, ARCI, AUSER, Casa della Pace, CGIL, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale CDC, CIAC Onlus, Donne in Nero, Europa Verde, Federconsumatori, Giovani Democratici, Laboratorio Democratico Montanara APS, Legambiente, Libera, Parma Città Pubblica APS, Partito Comunista Italiano, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Sinistra Studentesca Universitaria, SUNIA, Tuttimondi, Unione degli Universitari


Vogliamo esprimere nuovamente la più profonda gratitudine verso coloro che hanno permesso l’enorme risultato che ha guidato il nostro paese a rialzare la testa di fronte ad un passaggio storico. La vittoria di un fronte vario  ma unito manda un messaggio chiaro a tutto il paese, al governo e ad un modo arrogante e autoritario di fare politica. [...]

continua

[...]

Le urne rivendicano una sovranità offuscata dalla supponenza di voler decidere tutto e senza regole, esse si oppongono alla prassi dell’imposizione dall’alto, senza rispetto per un parlamento sovrano in una Repubblica parlamentare che si è voluta delegittimare e smantellare, ma la Repubblica 80 anni dopo vive e resiste con i suoi figli più vessati: donne e giovani, riesigendo il suo parlamentarismo, la sovranità della rappresentanza popolare e richiedendo che quell’organo, tanto quanto il potere giudiziario così malamente strumentalizzato e maltrattato, venga rispettato: perchè rispettare essi significa rispettare tutti noi, significa riconoscere un popolo pensante e non un gregge in cerca di un capo. Ieri il popolo ha preteso considerazione e ha messo dei limiti che devono essere rispettati, limiti posti a chi è insofferente ad essere contenuto da uno Stato di diritto, cioè lo Stato liberale che tutela i cittadini dal potere, dove il diritto è esso stesso il potere dei senza potere e limite alla forza di chi non vuole averne, e non è tollerabile vengano messi in discussione. È dunque la vittoria della Costituzione che cammina sulle gambe di quanti la difendono, di una Costituzione che ci difende ogni giorno e che quindi va difesa, di una Costituzione che parla a tutti, agli ultimi della fila e a chi non ci può nemmeno entrare, una Costituzione rivolta al futuro che ancora deve essere in gran parte applicata, con potenzialità infinite. Una Costituzione del popolo e per il popolo, che non accetta strumentalizzazioni, colpi di maggioranza, disequilibrio dei poteri che la reggono, e non accetta di essere martoriata da chi non l’ha mai voluta e da chi la svende per inettitudine ed egoismo non comprendendo le conseguenze politiche e sociali delle azioni di chi invece cerca consapevolmente un riassetto illiberale dei poteri nati dalla lotta di Resistenza, di chi per interessi di parte la vuole stravolgere, di una parte che impiega prassi forzate e prepotenti, che mostra mancanza di rispetto per gli organi di tutela dei cittadini come parlamento e magistratura. Un pensiero dunque a chi e a quel che ci unisce nel passare del tempo: un senso di collettività e giustizia sociale che trascende barriere e confini fisici, mentali, culturali, che ci unisce nel credere in un mondo di tutti e per tutti. Occorre ridare e riavere entusiasmo e speranza per popoli sopraffatti dal terrore e dalla paura. Abbiate fiducia nel vostro voto per cambiare le cose e diffidate da chi con ogni strumento lo vuole maldestramente condizionare, oggi impariamo qualcosa di un’Italia ancora capace di fierezza e rettitudine, di lucidità e consapevolezza, di un’Italia partigiana e antifascista che parteggia, libera e orgogliosa di sentirsi ancora tale. Ma qui non finisce nulla; si deve iniziare a riassemblare un popolo costituzionale fatto di eccezionalismi che c’è e che se messo alle strette non piega. Grazie a chi ha votato anche se da tanto non lo faceva, grazie a chi vota sempre senza perdersi d’animo, grazie a chi fa tutto ciò che può per informare gli altri nel nome dell’unico interesse legittimo che è l’interesse pubblico e dei più fragili, grazie a quelle persone che costituiscono la colonna portante di questa complicata democrazia, infine un messaggio a chi non vota più: torneremo anche da voi.

Grazie a tutti noi figli e figlie della nostra Costituzione padri e madri dell’avvenire.


grazie

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