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Fischia il Vento

Felice Cascione

Questo brano fu scritto da Felice Cascione, medico poeta e partigiano conosciuto come “U Megu”,  nel 1943. La canzone ha una melodia russa, quella della popolare canzone Katjusha, scritta da Matvej Blanter e Michail Isakovskij nel 1938.

Ma chi era Felice Cascione detto “U Megu”?

Felice Cascione, nome di battaglia “U Megu” (“il Medico” in Ligure), nasce a Imperia nel 1918. Ai tempi la città era  composta da due paesi vicini, Porto Maurizio e Oneglia. Suo padre Giobatta era un fonditore di campane, e morì al fronte nel novembre 1918, per malattia. La madre era una maestra elementare.

Cascione si iscrisse ai G.U.F. (Gruppi Universitari Fascisti), ma nel 1938 fu avvicinato da alcuni membri del P.C.d’I. (Partito comunista d’Italia), che operava in clandestinità. Nel 1939 raggiunse Roma per studio, e lì i G.U.F. gli negarono ulteriori sovvenzioni, a causa della sua sospetta adesione all’antifascismo. Da Roma Cascione si spostò a Bologna, e lì si laureò in medicina nel 1942.

Una volta tornato a Imperia, si fece una certa fama come medico. Lì ricevette il sopranome di “U Megu” (il Medico in Ligure). Nel luglio del 1943, dopo la caduta di Mussolini e l’istituzione del Governo Badoglio, Cascione prese parte alle manifestazioni di gioia per la caduta del fascismo, ma venne arrestato insieme alla madre.

Durante l’occupazione tedesca Felice si unì alla Resistenza, e divenne capo di una brigata partigiana, la prima di Imperia. “U Megu” divenne il suo nome di battaglia. Durante la vita tra le montagne, il Capitano obbligava i sottoposti a fare giornalmente attività fisica.

Tra le varie azioni militari della sua brigata ci fu l’attacco contro quattro soldati tedeschi mentre stravano riparando la linea di un telegrafo. Questi ultimi riuscirono però a mettersi in fuga. A causa della scarsità dei viveri, e poiché la sua banda era stata identificata, Cascione decise di dirigersi verso la Valle di Andora, un piccolo comune in provincia di Savona.

Il 14 dicembre 1943, nei pressi del paese di Montegrazie, il gruppo di Cascione si scontrò con un manipolo di fascisti incontrati fortuitamente. I partigiani ebbero la meglio e catturarono un tenente e un milite. Gli uomini di Cascione avrebbero voluto fucilarli seduta stante, ma “U Megu” si rifiutò di uccidere due persone a sangue freddo. “Ho studiato una vita per curare le persone, figuriamoci se mi metto ad ammazzarle così!”

Cascione si pose l’obiettivo di convertire i prigionieri alla causa partigiana. In particolare il giovane milite, Dogliotti, che secondo Cascione aveva la sola colpa di venire da una famiglia che non gli aveva insegnato il valore della libertà. Dopo essere stato curato, però, il Dogliotti non gli ricambia la cortesia. Riesce a fuggire e corre ad Albenga, dove avvisa la Milizia Volontaria fascista della presenza partigiana.

È così che Il 27 gennaio 1944, alle sette del mattino, una colonna tedesca della 356° divisione di fanteria raggiunge Case Fontane. Le prime avanguardie tedesche occuparono la sede della brigata partigiana. Cascione e due sottoposti tentarono di rioccupare il comando, ma i tedeschi colpirono “U Megu” a un ginocchio, fratturandogli la tibia. Fu catturato e torturato. Ci fu un tentativo di salvataggio da parte dei suoi compagni, ma fallì. Cascione fu ucciso il giorno stesso.

La Canzone che divenne inno

Giacomo Sibilla, partigiano “Ivan”, girava armato di una chitarra, oltre che del suo Sten. Felice gli disse che i partigiani liguri non avevano una bandiera, ma che avrebbero avuto bisogno almeno di una canzone. Iniziarono quindi a fare delle prove di composizione. Iniziarono a scrivere sull’aria del “Va' pensiero”, ma non funzionò. Quindi scelsero “Katjusha”, che divenne “Fischia il vento”.

La prima volta venne cantata nel paesino savonese di Curenna, sul sagrato della chiesa, dopo la messa di Natale. Poche settimane dopo Cascione sarebbe morto ucciso dai nazisti. La canzone diventerà l’inno ufficiale delle brigate Partigiane Garibaldi. 

La canzone non è solo un inno, ma un’eredità tramandata alle nuove generazioni, trasmettendo la memoria e i ricordi di quegli anni. E mantenendo vivo i ricordo di “U Megu” fino ai giorni nostri, giorni spesso minacciati da coloro che tramano per togliere la libertà, per far sì che la tragedia della storia si ripeta ancora una volta. Un uomo come Felice Cascione con questa canzone voleva trasmettere tutte quelle sensazioni ed emozioni che percepiva durante la Resistenza, che guidavano il suo agire per un domani migliore, lasciando a noi la sua speranza e la sua forza.

Cessa il vento, calma è la bufera.

Torna a casa il fiero partigian

sventolando la rossa sua bandiera:

vittoriosi alfin liberi siam!