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I Comandamenti della Montagna - Storie dei Monti che Furono

libro i comandamenti della montagna

I Comandamenti della Montagna: già il titolo del libro evoca spazi e silenzi attraversati forse da regole diverse  da quelle di luoghi in cui il rumore impera.
La montagna con le sue forre, i suoi anfratti e le sue cime, le Alpi Apuane della Linea Gotica, è un personaggio vivo, il cui respiro s’intreccia con la vita dei suoi abitanti e dei giovani che hanno compiuto la scelta fatale di quella che poi sarà chiamata Resistenza.

Fughe precipitose, spari, crepitii di fuoco violentano il silenzio, rari e offuscati da ombre funeste di paure sono i momenti di pace che assecondino l’andamento quietamente naturale dei giorni. L’esistenza di Davide, il giovane comandante di brigata, e dei suoi compagni Lapo, Totò, Elvira, Berto, Guglielmo e Tina s’apparenta ad una musica che, concitata, s’alza di volume all’improvviso, per poi spegnersi repentinamente.

Le difficoltà dei collegamenti e dell’approvvigionamento, il dolore per la morte degli amici, l’angoscia di doverla dare, la morte, gli avversari, il velenoso sospetto verso chi, pur compagno, morde il freno e non si sottopone alla disciplina, per condurre la lotta forse per fini personali, sono le dure esperienze di una Resistenza difficile, come afferma un saggio di Santo Peli. Tuttavia per riaccendere la fiamma della loro scelta sono sufficienti un onesto confronto intellettuale con Don Angelo che li aiuta, il ricordo delle parole di un professore a scuola o la saggezza di un nonno contadino che aveva un motto o un consiglio per qualsiasi circostanza riguardante la montagna. L’inenarrabile strazio di Sant’Anna, pur spezzandoli, non li annienta, non inquina le loro speranze e, raccolte le forze, insieme a Don Angelo dettano a se stessi i Comandamenti della Montagna, di cui il quarto recita "Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Abbi pietà, perché è dalla pietà e dal perdono che nasceranno le basi per un mondo più giusto".

È un proposito altamente etico, che rischia continuamente di infrangersi di fronte alla brutalità degli avvenimenti e a un nemico che aderisce sempre di più alla pratica della violenza sanguinaria.

Vi si tiene fede, pur a fatica, fino alla fine.
E il mondo del “dopo”, tanto agognato, è come lo si era immaginato?

Le pagine dell’epilogo di questo racconto, d’invenzione, certo, ma fondato su fatti scientificamente accertati, sono permeate di una certa malinconica disillusione.

L’albero solitario di Carlo Mattioli, campeggiante in copertina, suggerisce ancora solitudine e silenzio, forse triste isolamento?

Tuttavia l’autore, a commento e motivazione della sua opera, ci lancia una sfida… Se, delusi del presente, “ricerchiamo nel passato un’idea e una speranza per l’avvenire, la Resistenza è lì, al di là della retorica e di tutte le polemiche- a dimostrare che le regole, se inaccettabili, si possono sovvertire”.
Ora tocca a noi se raccoglierla o meno!