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Il Partigiano

i partigiani

Questo canto di Resistenza nasce come rielaborazione di un canto alpino della prima guerra mondiale, intitolato “Il bersagliere ha cento penne”. Divenne noto durante il 1944, cantato dai partigiani. Questo fenomeno di riadattamento di canti di stampo alpino era frequente tra i partigiani: innanzitutto per via della popolarità di quelle canzoni, e anche perché sempre i monti erano teatro di vari scontri tra le forze partigiane e quelle nazifasciste. Questo brano è di origine ligure, e fu reso famoso da Mario De Micheli.

Il brano riassume pienamente l’atmosfera che si viveva tra i monti, il freddo e la neve, nel cammino lungo una notte oscura mentre tutti dormono, in attesa di entrare in azione:

 

Quando viene la notte scura

tutti dormono alla pieve,

ma camminando sopra la neve

il partigiano scende in azion.

 

In questi versi viene descritta un'azione bellica fra i monti, un assalto a sorpresa. La canzone continua tratteggiando il coraggio del partigiano, la sua risolutezza, la sua determinazione: “ma se venisse anche l'inferno / il partigiano riman lassù.”

Il canto termina con una strofa che fa comprendere che anche se un partigiano muore, muore da uomo libero, quindi non bisogna essere tristi, perché la libertà che porta dentro di sé è più importante della vita stessa.

 

Quando poi ferito cade

non piangetelo dentro al cuore,

perché se libero un uomo muore

che cosa importa di morir.