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La Resistenza in Italia- Santo Peli. Un manuale per l’uso

foto libro

TITOLO: La Resistenza in Italia - Storia e Critica

AUTORE: Santo Peli

EDITORE: Einaudi, in Piccola Biblioteca Einaudi Ns

ANNO PUBBLICAZIONE: 2004

 

Il libro di Santo Peli, a 17 anni dalla sua prima pubblicazione, si conferma un ottimo “Manuale per l’uso” per chi si propone di ricercare informazioni aggiuntive al famoso “paragrafetto” dedicato a questi eventi nei libri di scuola.

Il testo si suddivide in due parti; nella prima sezione l’autore ripercorre gi episodi salienti della lotta di Resistenza a partire dall’armistizio di Cassibile nel settembre del 1943, fino a giungere alla liberazione dell’aprile del 1945. L’analisi di Peli offre una panoramica critica dei fatti avvenuti abbracciando nell’analisi eventi politici, militari, sentimenti patriottici e aspirazioni di partito.

La seconda sezione restringe il campo di osservazione e si focalizza su alcuni temi quali la sorte degli IMI (Internati Militari in Germania), la resistenza civile, il ruolo delle donne nella lotta di liberazione e le dinamiche caratterizzanti i GAP(Gruppi d’Azione Patriottica).

Nel complesso il lavoro di Peli propone uno spaccato chiaro ed esaustivo degli eventi della Resistenza, dissociandosi dalla mitizzazione e dalla pretesa di giungere ad una “memoria empirica”, preferendo piuttosto raccontare una storia fatta di tanti piccoli pezzi che incastrandosi, spesso a fatica, ricostruiscono una memoria un po’meno frammentata.

Frammentata, per l’autore sì. Una memoria fatta di tanti ricordi divisi, individuali, regionali, di partito o di brigata. È per questo che ripercorrere gli eventi che hanno caratterizzato la Resistenza, guardando ad essi da un punto di vista più prettamente storiografico e costringendo, ad un certo punto, ad abbandonare il sensazionalismo, a scendere a patti con il mito.

 

Quando un evento, come quello della lotta di liberazione coinvolge una così larga fascia di popolazione, quando lo stravolgimento sociale, politico, culturale ha una portata tale da trasformare la “Resistenza” in “Rivoluzione”, i confini dei fatti realmente accaduti finiscono irrimediabilmente per sfumarsi e confondersi con l’esaltazione, l’accrescimento, la mitizzazione, appunto, di ciò che è veramente stato.

Nella memoria dei più, o almeno di coloro che per indole e ideologia sono fieri celebratori della Resistenza antifascista, la lotta partigiana è rivolta popolare, è opposizione di massa al nemico invasore, è battaglia a volto scoperto, è martirio generalizzato, è sacrificio nazionale per un bene comune, un bene ideale, un bene irrinunciabile: la libertà.

 

Ad un analisi più approfondita, il mito delinea i suoi confini e mostra dettagli che nella celebrazione della vittoria risultano spesso “irrilevanti” ai fini del mitico racconto. 

 

Una domanda spinge l’altra e la mente si affolla. Il popolo unito in rivolta, ma quale popolo? Quanti erano? E se tutti combattevano per la liberazione, chi denunciava i partigiani nascosti? E quelli che hanno aderito all’RSI? E i rastrellamenti?

 

La questione del consenso è stata negli anni assai spinosa e per lungo tempo rimossa. Sono poi gli storici, nell’analisi degli eventi accaduti, a spiegare quanto, a partire dagli anni ’30, il consenso al fascismo avesse raggiunto quote considerevoli. Tutti gli italiani erano dunque fascisti? No di certo. Ma non tutti gli italiani sono stati partigiani.

 

 … Le pagine scorrono, il mito rimpicciolisce…

 

E se l’obiettivo comune era cacciare l’invasore perché scendere a patti con l’Alleato occupante? Dov’è il popolo unito, dov’è l’obiettivo comune se un Comitato prova a prevalere sull’altro, se i partiti antifascisti pensano alla liberazione non come l’obiettivo finale, ma come il primo passo per due futuri diametralmente opposti? E perché se il nemico feroce è stato battuto ha continuato a camminare, amnistiato, per le strade liberate?

 

Perché…  tanti, troppi perché. Il mito assume una forma diversa, concreta, reale. E dunque lo vedo, lo vedo anche se non c’ero, vedo il partigiano in montagna che progetta la spedizione, vedo la battaglia, il fascista fucilato, vedo il tedesco che abbandona la divisa, vedo i nemici in fila indiana con la testa china e lo sguardo vuoto, vedo Piazzale Loreto, vedo la folla festeggiare urlando “Libertà”.

 

Vedo tutto questo, lo vedo oggi con maggiore chiarezza, comprendo che tutte le grandi storie, nel racconto dei vincitori, assumono un'aura di magnificenza, ma non è questo a renderle meno grandiose. È proprio questo spirito critico che il libro di Santo Peli contribuisce a sviluppare, racconta eventi straordinari attraverso le molteplici sfaccettature del reale, offre al lettore l’opportunità di comprendere a fondo l’estrema complessità celata dietro il movimento di Resistenza.

 

 

 

 

Cinzia Di Salvo