Salta al contenuto principale

Le Sette note di Libertà

Famiglia Cervi

La Pianura dei Sette Fratelli

 

Tra i vari canti di resistenza, un canto ha attirato la mia attenzione. Questa canzone racconta la storia di una famiglia, una famiglia che per amor della Libertà non smise di combattere, fino alla fine: la Famiglia Cervi e, in particolare, i Sette fratelli.

La canzone si intitola “La Pianura dei Sette Fratelli”. Una canzone che tra le sue strofe ci racconta, le vicende e le emozioni che la famiglia Cervi provò durante gli anni della Resistenza.

Ma prima di addentrarci in questo canto, penso che sia doveroso, spiegare chi e cosa fecero per ottenere un posto nella Memoria della Resistenza, non solo nel Parmense e nel Reggiano, ma in tutta Italia. Rendendo questa famiglia un simbolo nella battaglia contro i Nazifascisti.

La famiglia Cervi

Alcide Cervi e sua moglie Genoeffa  Cocconi, ebbero nove figli,tutti nati a Campegine,  sette maschi e due femmine, ed erano Gelindo, Diomira, Antenore, Aldo, Ferdinand, Caterina, Agostino, Ovidio e Ettore.

Nel 1920 Alcide lascia la casa, dove abitava con i suoi, per stabilirsi con la sua famiglia a Olmo di Gattatico sempre in provincia di Reggio Emilia. Dopo ben  cinque anni cambiarono di nuovo residenza, questa volta vicino a Quartieri esattamente a Valle Re. La famiglia si sposta successivamente nel 1934 prendendo in affitto un podere in zona Campi Rossi, nel comune di Gattatico. Come cita la strofa del brano che successivamente tratteremo, “In quella pianura da Valle Re ai Campi Rossi”.

L’antifascismo di Alcide tramandato ai Figli

Alcide in giovane età si unì a quel movimento che diventerà Partito Popolare, pur essendo fortemente influenzato dalla teoria del socialismo umanitario di Camillo Prampolini ( Politico Socialista italiano, Reggio Emilia 1859 – Milan 1930). Agli inizi della seconda guerra mondiale Casa Cervi diventa un vero e proprio luogo del dissenso militante contro il fascismo e la guerra. Insieme ai figli maschi, Alcide costituisce la cosiddetta "Banda Cervi", dedita alla Lotta Partigiana.

Casa Cervi , Sede del Dissenso

Casa Cervi con il passare del tempo, diviene un luogo di rifugio, per tutti coloro che supportavano la causa Antifascista oltre ai vari prigionieri di Guerra del periodo, tra cui Anatolij Tarassov, cui è dedicata una via a Reggio Emilia, Viktor Pirogov, tenente dell’Armata Rossa.

I due ex soldati dell'Armata Rossa scriveranno un libro sulla loro vicenda e sulla famiglia Cervi dal titolo “Sui monti d'Italia”. Tarassov fu catturato insieme ai Cervi la notte del 25 novembre 1943 e incarcerato a Verona.

 

 

La Casa Museo Cervi

La Casa Museo Cervi, fa parte insieme alla Biblioteca Archivio Emilio Sereni e al Parco Agroambientale, dell'Istituto Alcide Cervi a Campegine, fondato il 24 aprile del 1972, il giorno prima della liberazione italiana dalla dittatura nazifascista.

L'istituto è nato grazie al contributo di Alcide Cervi, chiamato anche Papà Cervi. Due anni  dopo la morte di Alcide Cervi, l'ente Alleanza nazionale dei contadini  assieme all'Anpi di Reggio Emilia e al comune di Gattatico, porterà avanti il progetto di aprire il museo, presso la residenza della famiglia Cervi.

La “Banda Cervi” e la Fine dei Sette Fratelli

Per molte Settimane i Cervi riuscirono a mantenere e contrastare le attività militari contro le forze fasciste. La mattina del 25 novembre 1943, alle ore 6:30, la casa dei Cervi viene circondata da dei militi della Guardia Nazionale Repubblicana.

In quella mattinata vengono catturati, Alcide e i suoi sette figli,Quarto Camurri disertore MVSN (Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale, un corpo di Gendarmeria Fascista), Dante Castellucci e quattro stranieri. Tutti loro verranno portati nel Carcere dei Servi, un carcere politico adibito dai Nazifascisti per torturare gli antifascisti.

Gli stranieri arrestati assieme a Castellucci, che riuscì a salvarsi la vita, fingendosi Francese, vengono trasferiti a Parma mentre i sette fratelli vengono torturati.

In tutto questo, qualcuno tenta di organizzare la loro evasione dal carcere di San Tommaso, dove sono stati trasferiti. Il 15 dicembre viene ucciso Giovanni Fagiani, comandante della 79° Legione e seniore della Milizia MVSN. Mentre il 27 dicembre viene ucciso, da un membro della GAP (Gruppi d’Azione Patriota), il segretario comunale di Bagnolo in Piano, Davide Onfiani.

Dopo la morte di Davide Orfiani, le più grandi  autorità del fascismo Reggiano, decidono di compiere una rappresaglia.

 Il 28 dicembre 1943, alle ore 6:30, i sette fratelli Cervi e il loro compagno partigiano Quarto Camurri, vengono fucilati, nel Poligono del tiro a segno di Reggio Emilia.

Dalla Storia alla Musica

Queste vicende ispirarono nel 1995, una  band chiamata “Gang” o “The Gang”, un gruppo folk rock militante italiano, nella creazione del brano “La Pianura dei Sette Fratelli”. Raccontando le vicende dei Fratelli Cervi. La canzone fu incisa anche dai Modena City  Ramblers nel 2005 e interpretata dal Coro delle Mondine di Novi, in "Il seme e la speranza" nel 2006.

La canzone è un tributo ai fratelli Cervi, e fa respirare un atmosfera che mischia malinconia e tristezza ,ma anche serenità e speranza come nella strofa “ Avevano un granaio, e il passo a tempo di chi sa ballare, di chi per la vita, prende il suo amore e lo sa portare”, sentimenti belli come l’amore anche in quel contesto non gioioso.

La ripetizione del numero sette, è frequente  nel brano, dando importanza che erano in “Sette”, citando delle strofe: “Sette figlioli sette di pane e miele a chi li dò. Sette come le note, una canzone gli canterò”, questo nella parte iniziale del brano.

Ogni volta che riascolto questa canzone , in me si rinnova l’emozione e il mio pensiero viaggia verso quella pianura dove “i Sette” combatterono con onore, sacrificando tanto. Il pensiero riaccende la memoria, una memoria che non va dimenticata, una memoria fatta di uomini e donne, di abbracci, sorrisi,lacrime e parole, parole che vivono nel corso del tempo, trasportate dal vento della storia.

Sette fratelli che il 28 dicembre del 1943 furono fucilati, causando una ferita nella storia, anzi sette, citando la strofa: “[…] sette ferite e sette solchi”.

La Famiglia Cervi è stata ed è un patrimonio di importanza, non solo storica, ma anche emotiva, tramandando i valori di libertà su cui si fonda la nostra società, anche se spesso, questa società  dimentica questi valori, valori che rendono ogni individuo, che sia uomo, donna o bambino, indipendentemente dalle sue origini, libero e tutelato.

Perché in fondo ognuno ha il diritto di vivere la propria vita serenamente, senza essere perseguitato solo perché viene da una terra dove c’è la guerra o perché professa un’altra religione e vengono chiamati stranieri. I Veri stranieri sono coloro che mettono a repentaglio la vita e la libertà di ogni individuo, urlando e vaneggiando in piazza mentre cerca di distogliere l’attenzione dai veri problemi, facendo presa sull’ignoranza del proprio popolo.